giovedì 17 maggio 2007

Poetica cattolica

Questa volta c'è mons. Betori, segretario generale della Cei, che celebra una messa in onore di Sant'Ubaldo a Gubbio.
Non ce ne dovrebbe fregare niente di un vescovo sfigato che celebra una messa sfigata in onore di un santo sfigato a Gubbio, che per democrazia, è una città sfigata.
E in effetti non ce ne frega niente del fatto che Betori abbia dato del Federico Barbarossa a coloro i quali si oppongono alle posizioni della chiesa cattolica.
Perchè Sant'Ubaldo e Federico Barbarossa servono solo per dire che chi nega la dualità dei sessi, chi pratica l'aborto, chi appoggia l'eutanasia, chi va al Gay Pride, chi non vota Mastella o Casini, non è brava gente.
L'altra volta eravamo terroristi, oggi siamo Federico Barbarossa.
E con un orgoglioso uso della prima persona plurale, c'è un'importante riflessione linguistica poetica da fare.
I vescovi di oggi hanno una tendenza alla metafora piuttosto ripetitiva.
Si parla di terrorismo, ed eravamo i nuovi terroristi, messaggeri del male con il nostro aborto, con la nostra eutanasia, con i nostri omicidi di embrioni.
Si parla di Federico Barbarossa e siamo i nuovi Federichi Barbarossi, pronti a sovvertire l'ordinamento delle cose cattoliche con il nostro aborto, con la nostra eutanasia, con i nosstri omicidi di embrioni.
Obiettivamente, l'idea in sè è buona.
Se per esempio un giorno mi venisse in mente di screditare l'intera categoria dei metalmeccanici, e cominciassi a parlare di musica, direi prontamente che i metalmeccanici sono i nuovi Savage Garden.
E sarebbe un successo mediatico non da poco.
Non fosse che la parte del cattivo a me piace.
Anzi, non vedo l'ora che i vescovi comincino a parlare di Daitarn 3, perchè io vorrei essere il nuovo Don Zauker, e tutti quanti insieme saremmo i nuovi Meganoidi.
sheenafabio